COMUNICATO DELLA SEGRETERIA AZIENDALE ANAAO

 

 

LA DELIBERA DEL DG D’URSO CHE PREVEDE L’ORDINE DI SERVIZIO PER GARANTIRE IL PS E’ UNA RISPOSTA PARZIALE E GRAVA I MEDICI DI UN ULTERIORE CARICO DI FATICA E DI RESPONSABILITA’, MA I PROFESSIONISTI FARANNO LA LORO PARTE.

Che la Regione Toscana, prima, e la USLTSE, in zona Cesarini, abbiano dovuto deliberare in via d’urgenza sulla critica situazione del DEU, tale da mettere in forse servizi essenziali come i PS e i PET del 118, è un fatto. Che questa scelta sia stata causata dalla mobilizzazione della categoria, che ha denunciato lo stato di grave sofferenza e di rischio cui è sottoposta, e dall’azione sindacale è un altro fatto. 

Di fronte all’emergenza della necessità di garantire servizi essenziali non sarebbe stato accettabile l’invio allo sbaraglio, senza garanzie, di professionisti che sia pure con specialità equipollente non sono specialisti in Medicina e Chirurgia d’Urgenza e di Accettazione. Di fronte all’emergenza la categoria dei Medici non si sono mai tirati indietro, ma non sono più i tempi dal doverlo fare a mani nude. Che i PS ed i PET funzionino è interesse dei medici, che devono garantire la sicurezza dei pazienti e la propria.

E’ quello che abbiamo sostenuto. L’Anaao ha svolto la sua parte insieme all’Intersindacale.

A livello regionale, dove il segretario Flavio Civitelli, ha svolto una attività intensissima, a livello della SE che ha denunciato il problema senza titubanze. Un ruolo significativo lo hanno svolto i colleghi Anaao di Nottola che per primi hanno proposto un percorso di soccorso sostenibile per il loro PS, come importantissimo è stato il movimento di consapevolezza che è cresciuto ad Arezzo, che ha portato in ultimo ad una presa di posizione unitaria nei fatti di tutta la categoria.

Ciò nella valutazione del contesto, ma nel concreto la delibera 878, come si pone? Avremo modo di essere più circostanziati, ma non tutto è risolto. Un passo in avanti, e su questa spinta ottimistica consideriamola pure un bicchiere mezzo pieno.

1) Innanzitutto limita l’intervento al SUPPORTO ai pazienti internistici/chirurgici, ai pazienti in OBI ed alla presa in carico anticipata (boarding) dei pazienti già inquadrati in PS.

C’è  da chiedersi tuttavia come sia possibile influire con boarding nel momento in cui i posti letto sono al minimo e la forza lavoro dei reparti è dirottata al PS. Una contraddizione evidente che merita una riflessione e che richiede risposte da parte della Direzione.

2)  L’adesione volontaria e condivisa dei medici, di per sé auspicabile, non è tuttavia posta sotto una chiara garanzia: come può ritenersi sufficiente, infatti, il “dare atto che  la responsabilità dei medici che operano ai sensi della DGRT 657/2021 nei rispettivi servizi di Medicina  e Chirurgia d’Accettazione e d’Urgenza è disciplinata con  le stesse modalità ordinarie di cui alla Legge n. 24/2017 previste quando l’Ordine di Servizio è assicurato nelle unità operative di originaria assegnazione“? Un auspicio apprezzabile nelle intenzioni, ma nella sostanza non si vede quanto praticabile. Tuttavia chi avesse una assicurazione estesa anche alla attività di Pronto Soccorso ci potrebbe anche fare un pensiero.

3) L’Ordine di Servizio, viene opportunamente deliberato da DG a garanzia anche dei Direttori di Presidio che si vedono investiti di tale incombenza.

Esso, come è noto, deve essere eseguito, ma è opportuno inviare al DG una lettera con la quale si comunichi  che ai fini della Responsabilità Medico Sanitaria e ai suoi effetti assicurativi, lo specialista comandato segnala che per i pazienti affetti dalla sopraindicata patologia possiede solo competenze generiche ma non quelle specialistiche previste dalla normativa europea.

L’OdS deve essere equamente distribuito tra tutti i dirigenti dell’UO, qualsiasi incarico abbiano, salvaguarda sia l’Azienda che lo adotta dovendo garantire servizi essenziali, sia i professionisti per essere essi comandati a tale attività.

Circa l’intesa prevista dei Direttori di UOC, se è naturale, stante la necessità di “assicurare in via prioritaria la funzionalità della struttura di provenienza” del comandato (CCNL 10.02.2004, art. 16, comma 4), non sarebbe corretto coinvolgerli nella responsabilità del provvedimento ingiuntivo.

Prevedere l’Attività Aggiuntiva, dà un sostegno ai reparti depauperati del personale che ne abbisognano per garantire le proprie attività. 

 

La delibera prevede anche di avviare, parallelamente all’adozione dell’atto deliberativo il confronto con i sindacati. Un confronto necessario e che per troppo tempo non è stato preso in considerazione.

La segreteria aziendale ANAAO

Gestione del sistema dell'emergenza/ urgenza regionale!

 

INTERVENTO ANAAO ASSOMED IN OCCASIONE DELL’AUDIZIONE IN 3° COMMISSIONE DEL 15/7/2021

Ringrazio a nome del sindacato di cui faccio parte e dei lavoratori della sanità che rappresentiamo, i Componenti della commissione ed il Presidente per l’occasione offertaci da questa audizione.

Non voglio abusare però del tempo che ci è stato concesso, per cui vado subito al nocciolo della questione: siamo ormai giunti al crollo del sistema, da noi più volte temuto e annunciato. Come sindacati sono anni che rappresentiamo questi problemi a livello regionale e nazionale: pur dando atto all’attuale amministrazione di aver ripreso con noi un dialogo interrotto da troppo tempo, non possiamo non rilevare che le soluzioni adottate nella recente delibera sull’emergenza non sono ritenute da noi soddisfacenti. E non possiamo non rilevare con disappunto che nella delibera in questione non sono state accolte le proposte da noi formulate in intersindacale.


I pazienti vanno curati nei reparti, in setting assistenziali adeguati e da professionisti adeguatamente formati e preparati. Questo non lo diciamo noi che potremmo essere tacciati di avere interessi di parte, ma le Società Scientifiche e la letteratura, ed i riferimenti bibliografici sono citati in calce. Non si può continuare a tenere i pazienti in pronto soccorso (seppur in carico ad altri professionisti) per mascherare la grave carenza di personale e di posti letto, dovuta ad una politica di tagli perpetrata per anni e oggetto di un tardivo ed inutile “mea culpa” del precedente presidente.

Un nostro recente studio pubblicato on line (http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php? articolo_id=90207) evidenzia che tra il 2009 e il 2018, il numero di medici specialisti operanti nel SSN è calato di 6.225 unità. Nel 1998 i posti letto negli ospedali erano 311.000; Nel 2007, anno immediatamente a ridosso della crisi economica che ha innescato la successiva austerity, erano ridotti di circa 90.000 unità e nel 2017 erano circa 190.000. In Italia, partendo dal 5,8 per mille abitanti del 1998, siamo arrivati al 3,2 attuali contro una media europea vicina a 5. Nel 2016 il Ministero della Salute accreditava alla Toscana 2.97 posti letto per 1000 abitanti, tra le più basse in Italia. Va riconosciuto alla regione un parziale recupero di essi a partire dal 2018 ad oggi, ma ciò è ovviamente dovuto alla spinta pandemica.

La produttività aggiuntiva andrebbe poi usata (secondo peraltro le indicazioni del Governo) non per mascherare carenze di personale note da tempo, ma per recuperare le prestazioni non erogate a causa dell’emergenza COVID, e ridurre l’ulteriore allungamento delle liste d’attesa. Tale leva incentivante non deve poi impropriamente indennizzare colleghi che si troverebbero ad agire in un contesto operativo per il quale non possiedono esperienza specifica.


Il concetto di “emergenza” non dovrebbe poi riferirsi solo al pronto soccorso, ma rientrare nel concetto più ampio di continuità assistenziale, intesa come risposta del sistema ai bisogni di salute emergenti del cittadino, bisogni che possono sorgere a qualsiasi ora o giorno della settimana e a prescindere da età, sesso e luogo di residenza. Il che non vuol dire che bisogna dare tutto a tutti e subito (magari per evitare un titolo sul
giornale su qualcuno che si sale su un tetto, si incatena o un post su Facebook) ma dare a chi ha bisogno quello di cui ha bisogno in tempi congrui, perché in un sistema a risorse definite, quello che impropriamente dai ad uno lo togli ad un altro cui magari sarebbe più necessario.

Tornando al Pronto Soccorso e all’assistenza ospedaliera, molto è cambiato da quando più di 30 anni fa noi – medici diversamente giovani, che siamo la maggioranza – abbiamo varcato la soglia dell’ospedale, e in meglio. I reparti accolgono pazienti sempre più compromessi ed anche ai grandi anziani si offrono opzioni terapeutiche che sarebbero state impensabili solo poco tempo fa: soprattutto in questi casi, eventuali complicanze devono essere colte precocemente e con occhio esperto, per non compromettere irrimediabilmente l’esito.

Il Pronto Soccorso non è più solo un crocevia di smistamento dei pazienti, ma un luogo di cure delicate e complesse, con rilevanti responsabilità medico legali ed i colleghi che vi operano rivendicano giustamente la propria specifica professionalità: non a caso è stata istituita - finalmente e dopo molte pressioni della società scientifica che li rappresenta - una specializzazione ad hoc. Oltre che allo stress, al burn out ed alle aggressioni, la crisi di
vocazioni nel campo specifico è dovuta al anche al disastro dell’imbuto formativo (insufficienti posti in specializzazione rispetto ai laureati in medicina) da noi vanamente denunciato ormai da un decennio. Non si può prescindere quindi dal chiamare in causa anche l’università, che ha la colpa gravissima di aver sempre operato (e continua a farlo purtroppo, continuando a godere di immeritate ed ingiustificate protezioni) come un corpo
estraneo al sistema, pur rivendicando continuamente il proprio diritto a farne parte.

In sede di osservatorio regionale sulla formazione specialistica , abbiamo formulato proposte e portato esempi concreti di soluzioni adottate in altre regioni, per regolare l’attività degli specializzandi degli ultimi anni assunti negli ospedali: tutte regolarmente e puntualmente ignorate e che si sono infrante sul muro di gomma eretto dagli universitari.


Il risultato è che ad oggi i nostri colleghi più giovani vengono - di fatto ma non di diritto - impiegati in compiti da dirigenti, con la tacita e complice acquiescenza delle aziende, che voltano la testa altrove per poi abbandonare a loro stessi (o addirittura dar loro addosso) in caso di contenzioso legale. L’università ha poi l’ulteriore responsabilità di mortificare le legittime aspirazioni della nostra meglio gioventù (soprattutto in campo chirurgico)
relegandola troppo spesso al ruolo di amanuense, col risultato che molte volte i colleghi per imparare il mestiere sono costretti ad emigrare, ad abbandonare la specializzazione o acquisiscono il titolo di chirurgo - stavolta di diritto ma non di fatto – con la conseguenza che - immessi nel sistema - devono essere ulteriormente formati e non possono essere immediatamente operativi come i loro colleghi nel resto d’Europa.


Per quanto riguarda l’aspetto del contenzioso legale, non possiamo non chiamare in causa il governo regionale degli ultimi 10 anni: se alla Toscana va ascritto il merito di aver predisposto ormai già più di 20 anni fa un sistema di accreditamento e qualità delle prestazioni sanitarie tra i più avanzati in Italia e di aver fatto scuola in tema di gestione del rischio clinico (anche con l’istituzione dell’omonima struttura a livello regionale) va del pari imputata la responsabilità di aver poi abbandonato e non più gestito questi fondamentali percorsi e di aver di fatto svuotato di personale, competenze e legittimità tutte le strutture a questo deputate (si pensi non solo al Centro di Gestione del Rischio Clinico Regionale, ma anche all’Agenzia Regionale di Sanità) unendo a ciò un sempre più forte impulso accentratore il cui emblema è l’ESTAR: un combinato disposto che ci ha portato ad essere -in base all’elaborazione di Demoskopica su dati della Ragioneria Generale dello Stato - la prima regione in Italia per spese legate a contenziosi in campo sanitario: 28 milioni di euro per liti, spese legali e soccombenze con fornitori e pazienti nel 2020. Con una media di oltre 4 milioni di euro per azienda sanitaria, ognuna di esse spende la stessa cifra di tutta l’Emilia Romagna, e condividiamo il poco invidiabile primato di regione “pasticciona” con
Sicilia e Calabria: ogni singolo cittadino toscano solo per questo nel 2020 ha pagato 7,57 euro.


In ultimo, ma non di minore importanza, va citata la sanità territoriale: la recente pandemia ci ha fatto toccare con mano al di là di ogni ragionevole dubbio la sua importanza, e l’importanza di una parola che da troppo tempo è sparita dai radar della politica sanitaria: “prevenzione”. Abbiamo vissuto l’esperienza fallimentare delle Società della salute, poi case della salute, assistendo solo ad un inutile esercizio lessicale, come se cambiando il nome delle cose bastasse a cambiarne la sostanza. Il recentissimo piano di riforma ipotizzato dall’Agenas destina ad essa 2 miliardi di euro: abbiamo il dovere di fronte ai cittadini ed all’Europa di non sprecare in mille rivoli inutili le ingenti risorse che a breve avremo a disposizione e abbiamo bisogno che tutti gli operatori della sanità pubblica - a prescindere dal proprio ruolo, funzione e profilo professionale - concorrano al bene comune, rinunciando alle loro confort zone che si sono create nel tempo ed a privilegi ormai non più giustificabili né sostenibili.
Se la Toscana è ai primi posti nelle classifiche per l’erogazione delle prestazioni sanitarie, lo si deve di certo anche a qualche Direttore intelligente, preparato ed illuminato, ma lo si deve soprattutto agli operatori - tutti - sul campo, che ogni giorno - per usare un termine di questi tempi sin troppo abusato - dimostrano la propria resilienza, nel portare avanti le cose ed ostinarsi a fare il proprio dovere nonostante tutto e tutti.


Avviandomi a concludere, non posso non rimettere la maglia del sindacalista e ricordare ancora una volta a tutti voi che i dirigenti medici e sanitari della regione - secondo dati incontestabili perché provenienti dalla Ragioneria Generale Dello Stato - sono tra i peggiori (se non i peggiori) pagati d’Italia, e che tra le varie aziende sanitarie regionali continuano ad esistere diversità di trattamento economico e nell’applicazione di leggi e contratti,
diversità che non sono più tollerabili né degne di una regione che giustamente aspira e a cui non manca nulla per essere un esempio virtuoso in campo nazionale.


La grave patologia del sistema sanitario ha sintomi da noi colti da tempo e la diagnosi è per noi ormai chiara: per la terapia abbiamo le proposte e - nel campo specifico - le abbiamo già formulate in via istituzionale e ne formuliamo altre in calce a questo documento, condividendo quelle che altri autorevoli colleghi hanno espresso di recente sui giornali. Per la sua messa in pratica, abbiamo bisogno di una politica forte e di alto profilo, che guardi in alto e in avanti e non a questo o a quell’altro ombelico, una politica che decida e non rimandi, con la quale confrontarci ed anche scontrarci se necessario, nel rispetto reciproco dei ruoli, per lasciare ai nostri figli un sistema sanitario e un paese migliore di quello che abbiamo trovato e perché (molto più egoisticamente) abbiamo in molti raggiunto un’età nella quale è molto più facile passare dalla parte sbagliata del bisturi, o del letto, a seconda dei casi.

Alcune proposte operative sulla questione dell'emergenza e dei Pronti Soccorsi al seguente articolo COMMENTI ANAAO ASSOMED ALLA DELIBERA N° 657 DEL 21.06.21


Grazie per l’attenzione
Gerardo Anastasio
Segretario Amministrativo Regionale ANAAO Assomed – Toscana.
Documenti di riferimento:
- Standard Organizzativi delle strutture di Emergenza- Urgenza (Documento congiunto
SIMEU-FIMEUC – Ottobre 2011)
- M. Mohr et. al. “ Boarding of Critically Ill Patients in the Emergency Department” - Critical
Care Medicine, August 2020 , Volume 48, N.8, 1180 – 1187
- Viccellio et. Al. “The Association Between Transfer of Emergency Department Boarders to
Inpatient Hallways and Mortality: A 4-Year Experience” Annals of Emergency Medicine -
Volume 54, N.4: October 2009, 487 – 491