La sarcopenia rappresenta oggi una delle principali sfide connesse all’invecchiamento della popolazione e alla gestione della fragilità.
È una patologia silenziosa caratterizzata da una progressiva e generalizzata perdita di massa e funzione muscolare, condizione che incide in modo significativo sulla capacità funzionale delle persone, sulla loro autonomia e sul rischio di esiti avversi quali cadute, fratture e mortalità prematura.
Il riconoscimento formale della sarcopenia come patologia, sancito nel 2016 con l’introduzione di un codice specifico nella classificazione ICD-10- CM, costituisce un passaggio decisivo verso una presa in carico strutturata.
Nonostante ciò la consapevolezza istituzionale e operativa rispetto alla sarcopenia rimane ancora insufficiente; la diagnosi è spesso tardiva, la valutazione della funzione muscolare non è sistematicamente integrata nei percorsi di cura e i programmi di prevenzione risultano frammentati.
In un contesto in cui la popolazione anziana è in crescita, questa mancanza di appropriatezza gestionale rischia di aumentare il carico di disabilità e di compromettere la sostenibilità dei servizi sociosanitari; diventa pertanto necessario definire strategie nazionali e regionali che includano la sarcopenia tra le priorità della medicina dell’invecchiamento e della medicina di genere.
Sarebbe utile promuovere screening regolari, rafforzare l’integrazione tra medico di medicina generale, fisiatri ed altri medici specialisti e tutti gli altri professionisti della riabilitazione e nutrizionisti e favorire programmi di attività fisica e interventi nutrizionali basati sulle migliori evidenze disponibili.
Investire nella diagnosi precoce e nella gestione integrata non rappresenta solo una scelta clinica appropriata, ma una strategia necessaria per affrontare in modo sostenibile le transizioni demografiche in atto.
Nelle Linee guida internazionali si identificano nell’esercizio terapeutico e nella nutrizione i due pilastri fondamentali per la gestione della persona con sarcopenia.
La sarcopenia è un disturbo che comporta la perdita della massa e della funzione del muscolo scheletrico e si verifica comunemente con l’avanzare dell’età e durante una serie di patologie (Sayer AA, 2022).
È un disturbo muscoloscheletrico progressivo e generalizzato associato ad una maggiore probabilità di esiti avversi tra cui cadute, fratture, disabilità fisica e mortalità (Cruz-Jentoft A, 2019).
Negli anziani la sarcopenia è una condizione molto frequente: la sua prevalenza cresce esponenzialmente con l’avanzare dell’età, con percentuali che vanno dal 12-13% al di sotto dei 70 anni di età, al 24% tra i 70 e gli 80, fino al 30-50% al di sopra degli 80 anni.
La letteratura, anche se non ancora numerosa, evidenzia che più del 10% dei giovani adulti di diverse etnie ne è affetto.
Tra le possibili cause di sarcopenia nei giovani ci sono: la sindrome metabolica, la sedentarietà, la nutrizione non adeguata, il deficit di vitamina D, le insufficienze d’organo, i tumori, le patologie infiammatorie e la disbiosi intestinale. Il rischio di sarcopenia si instaura durante l’adolescenza e l’inizio precoce di perdita di massa e forza muscolare aggrava la patologia.
L’inattività è un importante fattore che contribuisce alla perdita di massa e forza muscolare a qualsiasi età, in particolare in presenza di obesità. L’obesità è un fattore indipendente di perdita di massa e funzione muscolare, a causa dell’impatto negativo dei disordini metabolici determinati dal tessuto adiposo, come lo stress ossidativo, l’infiammazione e la resistenza all’insulina, che influiscono negativamente sulla massa muscolare. Inoltre, gli individui obesi hanno un’alta prevalenza di malattie croniche non trasmissibili, con un impatto negativo sul metabolismo muscolare.
La sarcopenia, può insorgere in soggetti obesi a qualsiasi età. L’obesità sarcopenica è caratterizzata dalla combinazione di obesità, definita da un’elevata percentuale di grasso corporeo o indice di massa grassa (FM fat mass in kg/m2), e sarcopenia, definita come ridotta funzione muscolare accompagnata da bassa massa muscolare scheletrica (Gortan Cappellari G, 2022).
È stato rilevato che la prevalenza di obesità sarcopenica, negli adulti con obesità di II e III grado, può arrivare fino all’84% nelle donne e al 100% degli uomini, che significa più di 2 milioni d’italiani (Johnson Stoklossa CA, 2017).
Da un punto di vista clinico la sarcopenia conduce a: riduzione della forza muscolare, sia dinamica che statica, con aumento del rischio di declino funzionale, disabilità e fragilità; riduzione della capacità di mantenimento dell’equilibrio con aumento del rischio di cadute e fratture; importanti conseguenze sul trofismo osseo, termoregolazione, produzione basale di energia, regolazione della composizione corporea, omeostasi glucidica.
Nello specifico, è stata dimostrata una forte associazione tra sarcopenia e aumentato rischio di disabilità (11,3%), istituzionalizzazione (11,2%) e mortalità (31,9%) rispetto ai pazienti non sarcopenici (Hirani V et al, 2015).
Da un punto di vista fisiopatologico, la sarcopenia può essere considerata come un quadro di insufficienza d’organo.
Questa condizione di insufficienza d’organo può svilupparsi in seguito ad un processo cronico (più spesso) o in acuto (ad esempio, durante l’immobilizzazione) e deriva da una complessa combinazione di adattamenti nervosi e muscolari.
Gli adattamenti più precoci consistono in processi neuropatici che producono una perdita di unità motorie, soprattutto di quelle veloci. A livello della muscolatura scheletrica si determina una riduzione di massa che è dovuta all’ipoplasia e all’atrofia delle fibre muscolari (soprattutto delle fibre veloci).
L’invecchiamento riduce la capacità di adattamento ipertrofico delle fibre in risposta all’esercizio, in conseguenza di una alterazione del bilanciamento tra processi anabolici e catabolici. A questi fenomeni si aggiungono modificazioni in senso steatosico e pro-fibrotico del tessuto muscolare e del tessuto connettivo che determinano compromissione di “qualità” sia dei muscoli sia dei tendini, con conseguente aumento di fragilità delle strutture miotendinee.
L’esercizio fisico, da solo o in combinazione con altri specifici interventi, rappresenta l’approccio non farmacologico correntemente raccomandato come trattamento primario per la sarcopenia. Questa raccomandazione è supportata dal fatto che, ad oggi, l’esercizio fisico rappresenta l’unica misura terapeutica basata sull’evidenza clinica per contrastare in modo efficace il declino della funzione e della massa muscolare.
L’intervento si può articolare in due tipologie di allenamento con effetti complementari: l’allenamento contro resistenza, il cui beneficio è dimostrato sull’ipertrofia e la forza muscolare, e l’allenamento di endurance (o aerobico), che contribuisce a migliorare la funzione cardiovascolare. Le attuali raccomandazioni per la prescrizione di esercizio fisico in soggetti anziani sarcopenici includono un programma regolare e bilanciato tra i due tipi di allenamento per sfruttare i loro effetti complementari. È altresì fondamentale evitare l’inattività, poiché il disuso muscolare accelera la progressione verso la sarcopenia clinica.
È necessario notare, tuttavia, che la fattibilità, la sostenibilità e la sicurezza dell’allenamento contro resistenza in soggetti sarcopenici anziani necessitano di un’attenzione particolare: gli esercizi di forza ad alta intensità possono aumentare il rischio di lesioni muscolari e tendinee, oltre ad essere associati a indolenzimento muscolare post-esercizio e affaticamento persistente. Questi sintomi dovrebbero essere minimizzati nei soggetti anziani, poiché sono potenzialmente associati a ridotta performance motoria, alterazioni dell’umore e scarsa qualità della vita. Poiché gli individui anziani spesso prediligono regimi di allenamento semplici e accessibili, facilmente eseguibili in qualsiasi contesto, i programmi di esercizi a corpo libero per l’allenamento della forza potrebbero essere preferibili rispetto a quelli che richiedono l’uso di attrezzature da palestra.
Gli effetti benefici dell’esercizio possono essere potenziati da strategie che includono l’educazione del paziente e l’integrazione nutrizionale. L’educazione è cruciale per istruire i pazienti a incrementare progressivamente il carico di allenamento.
Contemporaneamente, l’intervento nutrizionale è fondamentale per fornire l’adeguato supporto anabolico , sono raccomandati l’uso di integratori proteici e di una dieta iperproteica negli anziani con sarcopenia.
Per quanto riguarda gli approcci farmacologici, è opportuno sottolineare che nessun farmaco ha ancora ottenuto l’approvazione specifica per il trattamento della sarcopenia; è necessario dire che gli interventi farmacologici non sono raccomandati come terapia di prima linea, solo la Vitamina D (in particolare nelle donne) e il Testosterone (negli uomini con bassi livelli e debolezza muscolare) possono essere razionalmente giustificati nella pratica clinica quotidiana.
Aluena Battaglioli
Medico Chirurgo
Specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione
USL TSE




