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La Salute Mentale: ancora povera Cenerentola della Sanità?

In Europa  e in Italia i Disturbi Mentali colpiscono oltre un sesto della popolazione ogni anno e una persona su quattro ne soffre, almeno una volta nella vita.

Sono circa 730.000 le persone assistite dai DSM, ma c’è un profondo disagio psichico che resta ancora sommerso: solo 1/3 si cura, gli altri, per lo stigma patognomonico di tali disagi, non sono intercettati. 

Secondo un documento scientifico pubblicato dall’OMS nel primo anno di pandemia di Covid-19, la prevalenza globale di ansia e depressione è aumentata del 25% soprattutto tra giovani e studenti, nella cosidetta next generation.

Oltre ai quadri clinici più classici per presentazione psicopatologica, ci sono  «Patologie emergenti» come: 
-i gravi Disturbi di Personalità, scarsamente rispondenti alle varie terapie;
-le  Dipendenze Comportamentali, in primis quelli alimentari;
-le patologie di Doppia diagnosi con disturbi da sostanze (alcol, droghe sempre più innovative e facilmente acquisibili nel mercato virtuale);
-i Disturbi dello Spettro Autistico (soprattutto nel delicato passaggio all’età adulta). 

Inoltre, il carico di lavoro dei vari operatori della Salute Mentale, è ulteriormente gravato dalle «Nuove incombenze» in particolare :
-	l’assistenza psichiatrica nelle carceri: le figure professionali  sono esigue ;
-	La presa in carico  dei pazienti autori di reato : dopo la chiusura degli Ospedali giudiziari, dal 2015  si è avviato un graduale  passaggio alle R.E.M.S ,che attualmente sono in numero insufficiente rispetto alla richiesta.
-	La cura dei migranti, problematica drammatica, in progressivo aumento 
-	La gestione emergenze-urgenze delle crisi psicopatologiche negli adolescenti: 

I Disturbi Mentali (D.M.)rappresentano una delle maggiori sfide per la sanità pubblica nella Regione Europea dell’OMS in termini di prevalenza, carico della malattia (misurato in anni di vita corretti per disabilità )e disabilità: sono le prime cause di invalidità, non inserimento lavorativo, giornate perse di lavoro, pensionamento anticipato.

Da queste criticità, è nato l’appello alle massime autorità del nostro Paese ,da parte di 91 direttori di Dipartimento di Salute Mentale che, pur nelle differenze regionali, non riescono a garantire le prestazioni che rientrano nei livelli essenziali di assistenza.
Da uno studio recente di Anaao-Assomed emerge  che  nel 2025 mancheranno altri 1000! psichiatri tra pensionamenti e dimissioni . 

L’86% degli psichiatri intervistati dichiara di aver ricevuto un ‘aggressione, e sono gli specialisti che rischiano di più di essere vittima di violenza fisica, precedendo i colleghi del Pronto soccorso. 
La Lancet Commission sulla Salute Mentale Globale e lo Sviluppo Sostenibile, in occasione del primo Summit Interministeriale Mondiale tenutosi a Londra nel 2018, si è raccomandata che, i Paesi a basso-medio reddito, per la salute mentale, dovrebbero aumentare ad almeno il 5% del bilancio sanitario totale; i Paesi ad alto reddito ad almeno il 10% .

L’Italia si colloca tra i Paesi ad alto reddito, ma per la Salute Mentale non raggiunge nemmeno i livelli di finanziamento previsti per i Paesi a basso-medio reddito, nonostante nel 2001, la Conferenza dei Presidenti delle Regioni, s’impegno a destinare il 5% dei fondi sanitari regionali . 


La Lancet Commission sulla Salute Mentale Globale e lo Sviluppo Sostenibile, 1° Summit Interministeriale Mondiale
, Londra 2018

Tra il 2015 al 2018 la spesa per la Salute Mentale (SM) oscillava su valori intorno al 3,5% – 3,6% del Fondo Sanitario Nazionale (FSN).

AnnoTot Fondo Indistinto FSNSpesa Salute MentaleSpesa Salute Mentale / FSN (%)
2015107.032.486.2903.739.512.0003,49%
2016108.198.967.6783.824.693.0003,53%
2017108.948.660.7353.954.097.0003,63%
2018109.876.848.9073.956.194.0003,60%
2019111.079.467.5503.316.332.0002,98%
2020113.257.674.5503.386.704.0002,99%

Insomma, il “risparmio” è solo apparente, e si riflette in maggiori spese sia dirette (es.: farmaci, cure, ricoveri) che indirette (es.: mancato accesso al mercato del lavoro, assenze per malattia, maggior costi di cura soprattutto se in comorbidità con altre patologie… ).

Le recenti misure adottate da Governo e Parlamento, pur evidenziando una maggiore sensibilità verso il disagio psichico con azioni più adeguate alla sua risoluzione, sono interventi limitati, frammentari, con scadenze ravvicinate di impiego e senza prospettive di rinnovo: di qui la comprensibile difficoltà delle Regioni ad utilizzare questi fondi per un reale rafforzamento del sistema di cura per la SM.

Da queste criticità , le 10 principali società scientifiche assieme alle Istituzioni, chiedono la formazione di un’Agenzia per la Salute Mentale che si dovrebbero occupare di :

-organizzare un tavolo di lavoro interministeriale e interregionale, valorizzando un coordinamento tra le Regioni,per la definizione di PDTA condivisi e integrati con piani di trattamento individuale, orientati alla recovery del paziente e incentrati sui suoi bisogni;

La salute mentale deve essere un diritto esigibile in tutto il paese, senza diseguaglianze, per questo è importante studiare l’allocazione delle risorse in modo omogeneo sul territorio , incrementando il rafforzamento dei servizi, il reclutamento di professionisti e la loro appropriata formazione”.

«..non c’è salute senza salute mentale»

È il messaggio emerso dalla Conferenza Ministeriale europea sulla Salute mentale (Helsinky 2005).

A cura di:

dott.ssa Tiziana Attala

Referente salute mentale Anaao.

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