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La valutazione del rischio nei luoghi di lavoro: come tenere conto delle differenze di genere?

Gli uomini e le donne non sono biologicamente uguali e anche le rispettive professioni, condizioni lavorative e modalità di trattamento possono essere diverse. Vi sono differenze che possono incidere sui rischi a cui uomini e donne sono esposti sul luogo di lavoro e sul modo di valutarli e tenerli sotto controllo come sottolineato fortemente anche dall’EU-OSHA, agenzia europea per la sicurezza e salute sul lavoro,  che sta conducendo ricerche e ribadisce l’importanza di accrescere la conoscenza sulle problematiche di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro che le donne e gli uomini affrontano.

È quindi necessario che venga adottata l’integrazione della dimensione di genere nelle attività di sicurezza e salute sul lavoro e sviluppati strumenti adatti. Gli sforzi che devono essere messi in atto devono essere continui per migliorare le condizioni di lavoro sia per gli uomini e per le donne con la consapevolezza però dell’ esistenza di differenze di genere nelle condizioni di lavoro che hanno conseguenze per la salute lavorativa. La ricerca e gli interventi dovrebbero sempre tenere conto del tipo effettivo di lavoro che fanno uomini e donne e delle possibili diverse condizioni di esposizione e di lavoro. Infatti ci sono differenze che influiscono sui rischi a cui sono esposti, oltre alle differenze fisiche va considerato il lavorare in settori specifici diversi e in mansioni diverse o, come nel caso delle donne, avere da una parte maggiori responsabilità a casa e d’altra altra l’essere poco rappresentate a livello di supervisione e di gestione nel lavoro. Differenze poco riconosciute nell’ambito della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.

Il ruolo dei datori di lavoro nel riconoscimento delle differenze di genere è fondamentale e si dovrebbe tradurre nel documento della valutazione dei rischi, ma ancora troppo spesso poco considerate. Del resto nel Testo Unico, il Dlgs 81/2008 si parla di genere nell’art. 1, art. 6, art. 8, art. 40 e soprattutto nell’art. 28 dove viene reso obbligatorio per i datori di lavoro il tenere in considerazione anche la differenza di genere nel processo di valutazione dei rischi, che diventa quindi l’elemento fondamentale per considerare le differenze di genere. É quindi importante adottare e sviluppare strumenti idonei a facilitare i datori di lavoro a questa valutazione.

Ed è proprio su questo ultimo punto che si è incentrato lo staff round organizzato da Anaao Assomed Toscana giovedì 5 ottobre dal titolo: “Differenze di genere: VaRiDiGe come utile ausilio nel mondo del lavoro?” di cui è stato relatore il Prof. Rudy Foddis responsabile della sezione Medicina del Lavoro della AOU di Pisa, professore associato di Medicina del Lavoro e membro di commissioni su genere e lavoro (SIMLI e ICHO).

Il prof. Foddis oltre a fare un’introduzione sul tema delle differenze di genere e lavoro, ha poi spiegato nel dettaglio uno strumento dal nome VaRiDiGe (Valutazione Rischi Di Genere, https://varidige.med.unipi.it/) che è stato sviluppato come applicativo web e che richiede la raccolta ed inserimento di dati necessari all’elaborazione di un responso che sinteticamente dia un punteggio e delle indicazioni di miglioramento per quanto attiene il tema delle differenze di genere nei luoghi di lavoro. In VaRiDiGe le aree investigative identificate, sulla base delle informazioni desunte dalla letteratura, sono quattro. La prima di queste è rappresentata dall’analisi delle simmetrie/asimmetrie della distribuzione demo-anagrafica della popolazione di una azienda che possono suggerire situazioni di criticità legate alla presenza di fattori di rischio mal gestiti oppure aspetti organizzativi che possono creare selezioni differenziali a sfavore dell’uno o dell’altro genere. La seconda area è il grado di pari accesso alla formazione e pari consapevolezza dei rischi derivanti dalle esposizioni occupazionali. La terza area è relativa alle metodologie impiegate nella misurazione di fattori di rischio lavorativo con l’utilizzo di un algoritmo di valutazione che attribuisca punteggi, positivi, sulla base della scelta di metodi più appropriati alla valutazione differenziata del rischio che tengano conto del genere e che diano anche suggerimenti che migliorano l’applicazione delle metodologie valutative. La quarta area è quella relativa all’analisi della conciliazione dei tempi di vita lavorativa e di vita extra-lavorativa. Sono state per questo elaborati una serie di item volti a valutare le misure messe in campo dal datore di lavoro per soddisfare le esigenze di conciliazione della specifica popolazione lavorativa.

Come spiegato durate lo staff round dal Prof. Foddis, questo è un esempio di applicativo, sviluppato con il contributo iniziale di un finanziamento INAIL, che rappresenta un tentativo di fornire uno strumento in grado di essere un ausilio al datore di lavoro e tutti gli attori della prevenzione coinvolti nel valutare e verificare se e come il genere sia appropriatamente considerato nel sistema preventivo della propria attività lavorativa.

Lucia Miligi responsabile della SS di Epidemiologia dell’ambiente e del lavoro dell’Istituto per lo studio, la prevenzione e la rete oncologica-ISPRO, attualmente presidente della Fondazione ISPRO.

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