lunedì, Gennaio 30, 2023
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NON E’ SOLO UNA QUESTIONE ECONOMICA

Credo che il moto di ribellione nei confronti dei prestatori d’opera a gettone, che sta serpeggiando in tutto il mondo sanitario che ancora sceglie di dare fiducia allo Stato, rappresenti al meglio il concetto che non tutto si compra. Le istituzioni sanitarie stanno offrendo compensi fuori mercato per tenere in vita attività non sempre indispensabili in quanto erogabili ed erogate altrove con maggiore qualità, competenza, sicurezza, efficacia. Sottraendo per altro risorse ad altre voci di spesa maggiormente necessarie, paghiamo questi signori con la voce “beni e servizi” al pari della lavanderia, della mensa, delle pulizie.
 
Quando diciamo che non si può chiudere un servizio, dovremmo anche poter dire, dati scientifici alla mano, il perché. La risposta non sempre avrà a che vedere con reali bisogni di salute. Lo stesso risultato lo si potrebbe ottenere appunto altrove, con minimo sacrificio da parte dell’utente, senza derogare alla sicurezza, facendo realmente economia di sistema. 

Perché dovrebbero servire punti nascita in luoghi remoti in un paese che ha una delle popolazioni più anziane del pianeta e tassi di natalità da vergogna? Perché si devono tenere aperti punti di primo intervento o peggio ancora Pronto Soccorso H 12 a pochi chilometri di pianura dal PS principale? Perché dobbiamo continuare ad investire su un territorio che non decolla, non ce la può fare e lo ha dimostrato da almeno vent’anni? E perché per fare questo favore non ai cittadini, ma alla politica si devono spendere cifre astronomiche per acquistare qualche ora di tempo lavoro da personale non sempre qualificato, stanco perché magari ha fatto più turni notturni di seguito, inadatto perché non conosce applicativi e procedure?

Abbiamo inventato i mercenari della sanità ed abbiamo permesso che alcuni di questi si facessero belli sui media indicando noi dipendenti come i fessi che continuano non si sa come mai a farsi sfruttare. Speriamo si oltrepassi in fretta questo mal costume che non porterà a nulla se non amarezza in chi, qualificato, lavora dopo aver rispettato tutti i passaggi previsti dalla legge e si vede superato da chi a volte, non ha nemmeno la formazione richiesta. 

Prescindere dal riconoscimento delle competenze professionali è rischioso oltreché ingiusto. Favorire il conseguimento di competenze sempre maggiori è un dovere della parte datoriale. Occorrono pertanto investimenti importanti per garantire la permanenza nel SSN dei professionisti migliori: investimenti economici, ma non solo. Rispettare le competenze, valorizzarle, creare un ambiente di lavoro confortevole, con tempistiche adeguate, favorire la realizzazione delle idee migliori, instillare la cultura dell’arricchimento personale e professionale del lavoro in équipe, ridurre al minimo gli ambiti di conflittualità, abolire le vessazioni da burocratizzazioni inutili che sottendono il rispetto di norme di facciata. Depenalizzare l’attività, che non significa deresponsabilizzare, ma prendere atto del fatto che nessuno entra in turno con l’intento di nuocere ai pazienti che dovrà curare; considerare che si sta lavorando in condizioni disumane con tempi di scelta stringati, tutti i giorni, ovunque in una perenne emergenza che dura da anni. Conoscere i bisogni dei professionisti e delle professioniste: chi sceglie un lavoro come il nostro sa cosa lo attende, ma questo non significa che ogni diritto di vita umana e familiare debba essere perennemente calpestato in un sistema cronicamente instabile.

Sappiamo che Natale con le famiglie non è un diritto sempre, ma dopo qualche Natale sempre al lavoro, cominci a chiederti che vita sia, anche se magari ti offrono qualche euro in più. Cifre sempre molto lontane comunque da quelle riservate ai gettonisti, che magari all’ultimo minuto, non si presentano per il turno di Natale, che toccherà a quel punto al solito dipendente. Magari a fine turno. E poi succedono le disgrazie per le quali spendiamo sempre meno, alcune buone parole. Caduti sul lavoro per troppa generosità.

Chiediamo allo Stato di iniziare a valorizzare i suoi dirigenti e di rispettarli. O di dichiarare la morte del SSN, ora agonico e che non potremo rianimare in eterno. Da soli a mani nude. Ad un certo punto, anche con il paziente più caro, ci si arrende. Game over.



Dr.ssa Ester Pasetti

Segretario Regionale ANAAO ASSOMED Emilia Romagna





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